Gesù è presente nell’Ostia consacrata

Questo dono mi è particolarmente caro perché conferma che Gesù è presente nell’Ostia consacrata e che il rito della Santa Messa discende dall’Ultima Cena. Dio me lo ha fatto, cioè mi ha concesso di guardare nel Suo mistero, si è “abbassato” fino a me, per darmi forza e aiutarmi a vincere una paura. Lo ha fatto perché ciò giovava alla mia salvezza. Quale carità infinita!

(Scarica PDF)

E’ sempre sbagliato cercare di usare le parole umane per descrivere ciò che trascende la dimensione dell’uomo ma, su richiesta, cercherò di raccontare quello che ho provato, e ciò che ho visto. Infatti non solo ho visto la gloria di Dio, ma ho soprattutto “sentito”, vissuto, la potenza di Dio.

Era un periodo di tempo in cui temevo molto che il demonio potesse strapparmi a Dio, staccarmi dall’abisso di tenerezza che Egli, sommo bene, è. Il mio timore, la mia forte apprensione, erano dovuti a una serie di fattori e anche al fatto che da circa 2 anni il demonio mi sottoponeva a violenti assalti, a seguito dei quali spesso durante la giornata mi venivano in mente delle bestemmie a Dio e a Maria Santissima (io non ho mai bestemmiato, e trovo che sia privo di logica farlo, anche da parte dei non credenti). Era una tortura, non ce la facevo più. Ero esausta. E avevo moltissimo paura che il demonio mi potesse staccare da Dio. In questo contesto di angoscia e dolore, Dio mi si è mostrato.
San Paolo afferma che Dio nessuno l’ha mai visto. San Paolo scrive correttamente, in quanto Dio non poteva veramente averlo mai visto alcuno, 2000 anni fa o nei secoli precedenti, considerato che Dio fa accadere un avvenimento quando la persona che lo vive è in grado di capirlo. Ora noi sappiamo che Dio è uno e trino (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma all’epoca in cui San Paolo ha scritto la frase suddetta, Gesù era da poco nato- morto-risorto: il concetto di Santa Trinità, con l’inclusione dello Spirito Santo come Persona, è stato elaborato nei secoli. Perciò, anche se qualcuno avesse visto Dio uno e trino, come è capitato a me, non avrebbe capito pienamente il dono ricevuto. Forse.
È successo che il 5 aprile 1990 un mio amico magistrato della Corte dei Conti, Angelo Mandarelli, mi aveva proposto di recarmi con lui a far visita a un sacerdote di cui si riteneva figlio spirituale. Si trattava solo di partecipare alla Santa Messa, ma di fare un viaggio lungo. Io, che all’epoca avevo già iniziato un’abitudine che poi ho proseguito, e cioè di parlare confidenzialmente con il Signore, dissi a Gesù: «Signore, so che questo sacerdote è persona degna di considerazione, si dice un Santo. Ma è pur sempre un uomo, un essere umano come gli altri. Mi avete già fatto vedere tante meraviglie, ho visto paralitici camminare e ciechi vedere, non ci tengo particolarmente ad andare, ma se voi mi aprite le porte, andrò. Fate voi quello che volete».
Per poter andare dovevo superare tre intralci, tre “barriere”, non ultimo di reperire qualcuno che mi sostituisse al lavoro, un ufficio privato. Non era così facile come si potrebbe credere: precedentemente o non avevo trovato nessuno o avevo trovato qualcuno con un po’ di difficoltà, e solo per sostituirmi alcune ore; qui si trattava di tutta la mattinata, forse anche il pomeriggio. Con mia sorpresa, alla prima telefonata 2 che feci mi fu risposto: «Non c’è problema, non ti preoccupare, ci sto io». Anche il resto andò bene.
Andammo: circa 3 ore di macchina da Roma. Il sacerdote era alto, possente, bella figura d’uomo. Lo osservavo con un po’ di interesse, ma non più di tanto, prima della Santa Messa (non avevo curiosità). La funzione cominciò regolarmente. La mia partecipazione emotiva era la solita. Al Memoriale, quando il sacerdote (dopo aver pronunciato “ora ti preghiamo manda il tuo Spirito a santificare questi doni”) ripete le parole dette da Gesù nell’Ultima cena “prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi” con l’ostia in mano, ho alzato la testa. Era la consacrazione del pane, per farlo diventare Pane di Vita. All’improvviso ho sentito un terremoto spirituale tremendo, non si può descrivere. Ho sentito un “impatto” tremendo, fortissimamente tremendo, e ho capito all’istante con la mente che ero al cospetto del creatore di tutto l’Universo intero, che conteneva anche me, piccolissima particella (e racchiudeva in sé tutto l’Universo). Per rendere un po’ l’idea, posso dire che come quando c’è un terremoto fisico si sente la potenza del creato, così, mutatis mutandis, io ho “sentito ” con il cuore e tutta la mia persona, la potenza del creatore dell’Universo, del Suo agire, del Suo spirito. Ho sentito nettamente di essere alla presenza del creatore dell’Universo, di Dio. Presenza forte, decisa. L’Ostia che il sacerdote aveva in mano era bianca. Sentivo di essere morta, e di essere al cospetto di Dio. Mi sentivo un granellino di sabbia dell’Universo. All’improvviso mi sono resa contro della gravità dei miei peccati. Dopo un milionesimo di secondo, non è quantificabile in termini umani il tempo intercorso, ho visto una luce sull’Ostia, sul Sacro Corpo Eucaristico. Sbalordita, ho guardato a lungo. La luce era di un bianco luminoso, che in natura non c’è, non esiste, con una punta di giallo (Gesù, Verbo incarnato, dice di sé: «Io sono la Luce del mondo»). La luce, che era apparsa all’improvviso sull’Ostia durante l’elevazione, quando il sacerdote aveva il Sacro Corpo Eucaristico in alto, dopo che io avevo sentito il terremoto spirituale, è rimasta anche quando il sacerdote stava abbassando leggermente il Pane di Vita. Ho aperto di più gli occhi. Ho seguito il tragitto dell’Ostia verso il basso. Quando era un po’ verso il basso, è diventata un sole (che avvampava e PULSAVA), un sole vero e proprio, il sole pieno di mezzogiorno, rosso con i raggi.
Avevo la coscienza di essere al cospetto di Dio, Dio-tutto, Dio-Vita, Dio uno e trino, e con la Sua “coscienza” (la sua Luce), ho rivisto all’indietro velocissimamente tutta la mia vita: di ogni avvenimento la sintesi, cioè se quell’avvenimento mi aveva avvicinato a Dio, fonte della vita. Non ho rivisto i miei peccati o singolo evento. Ho rivissuto ogni singolo evento e di ogni evento la sintesi, e sentito di ogni singolo evento se portava a una maggior comunione con Dio. Capivo e sentivo se quel singolo evento mi aveva avvicinato a Dio oppure no. Di ogni singola azione veniva in risalto l’essenza. Le azioni buone non venivano in risalto, ciò che veniva in risalto era il contrario, il male.
Successivamente ho ripensato poi alla frase di Gesù: «Avrà forse gratitudine verso il servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Quando fate del bene dite: siamo poveri 3 servi (Lc 17,10), abbiamo fatto solo il nostro dovere». Certo, perché provenendo noi dal sommo bene, cioè Dio, il bene dovrebbe essere per noi “la prassi”, la normalità. Di ogni evento avevo una coscienza diversa rispetto a come l’ho quotidianamente. Avevo una consapevolezza molto, molto diversa. Essendo tornata a Dio, avevo la Sua coscienza, che per riflesso era diventata anche la mia. Avevo il raziocinio di Dio, nel giudicare ogni singolo evento della mia vita. Luce infusa, ho saputo in seguito che la chiamano i teologi. O conoscenza acquisita. La presenza in Lui dà piena consapevolezza dei peccati, delle azioni negative commesse.
Provavo dolore. Ho chiuso gli occhi, mettendomi le mani sul viso. Ho pianto, un pianto irrefrenabile. Li ho riaperti. L’Ostia era sempre così: sole che avvampava e pulsava. Poi ilsacerdote ha appoggiato il Sacro Corpo Eucaristico. E io ho riabbassato il viso. Con timore sono poi andata a prendere l’Ostia.
Ho capito tante cose in quei momenti. Dio mi ha voluto dire: «Io sono qui. Se rimani legata a me, alla nuova ed eterna alleanza, stabilita con voi tramite mio Figlio, nulla ti potrà mai staccare da me, perché io sono Dio, il re del mondo”».
Ho detto che ho capito tante cose per luce infusa, conoscenza acquisita. E’ vero.
Per esempio ho anche capito (all’epoca non lo sapevo, non lo avevo mai letto) che Dio non condanna, è un’autocondanna quello che accade: con la nuova coscienza, coscienza di Dio, si comprende e ci si autocondanna, si rimane feriti e male. Poi, se non si rimane sul “Monte santo” (ho provato in miniera infinitesimale anche questa parte del “sentire”), dopo il Giudizio particolare si viene catapultati (spiritualmente) giù dal Monte Santo.
Per circa un anno e mezzo ho vissuto con un sentire particolare: ho avuto una fortissima discesa di Spirito Santo, quando ho avuto questo dono, tanto che ogni giorno avevo una coscienza particolare di essere ogni istante davanti a Dio, e della necessità della sacralità. Poi quel “sentire”, l’azione forte dello Spirito Santo, si è mano a mano attenuata: si è stemperato, è andato scemando. Si è dissolto. E io sono tornata al sentire che avevo prima.
E ora ho di nuovo il mio sentire. Purtroppo.
La fortissima discesa dello Spirito Santo si è verificata quando ho sentito il terremoto spirituale.
Devo precisare che ho subìto questo evento, che non mi aspettavo né potevo immaginare, senza averne le basi teologiche: ho vissuto l’evento, l’ho capito mentalmente nell’immediato, e poi nel tempo ho letto il corrispettivo biblico.
Senza timor di smentita affermo che in questa visione Dio si è confermato uno e trino: Spirito (lo Spirito non si vede: infatti l’Ostia era bianca, mentre io provavo il terremoto spirituale e subito dopo mi sono sentita al cospetto di Dio-Padre-Creatore dell’Universo), Figlio (“Io sono la Luce del mondo”), e Dio padre, con lo Spirito del Padre e del Figlio (questo è quello che io ho capito e sentito dentro di me, quando la luce si è evoluta ed è diventata sole, unico Dio; e contemporaneamente mi sentivo come un granellino di sabbia al cospetto di Dio creatore che contiene in sé tutto 4 l’universo, rivedendo altresì a ritroso tutta la mia vita). Quello che ho potuto capire e “sentire” è che prima c’è stata la morte (io mi sono sentita al cospetto di Dio, ma come dopo morta, tanto che per alcune settimane mi sono toccata la pelle del corpo, incredula di essere ancora in essa): ero alla presenza di Dio, sola con Lui; poi c’è stata la resurrezione, l’esplosione della resurrezione, la Gloria di Dio.
Il terremoto era nell’Antico Testamento un segno del manifestarsi di Dio e segnalava una rivelazione di grande importanza (Cfr. Es. 19,18; 1 Re 19, 11ss; Sal. 114,7)”. Ma io all’epoca non lo sapevo! Ho letto in seguito che parlando del terremoto al sepolcro di Gesù, quando è resuscitato, vi è un brano di grande utilità per la comprensione del significato del terremoto che si verificò. E’ quello del profeta Ezechiele, durante la visione delle ossa aride: si ode un terremoto e le ossa si ricompongono e diventano corpi nei quali entra la vita attraverso il soffio di Dio. Sì esatto, l’ho provato. Vorrei solo aggiungere un’altra cosa, su questo evento: ho letto in prosieguo di tempo il profeta Daniele. In Daniele 7,9 si legge, a proposito della visione che descrive, che “il suo trono (di Dio) era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente”. Ecco, credo che renda bene l’idea di quello che ho visto: il sole era “vampe di fuoco” e i raggi erano raggi di fuoco ardente. Anche il Profeta parla della ruota e del fuoco. Sono gli elementi della gloria di Dio.
Tante altre cose ho appreso da questo dono, ma le ho scritte in un altro pro-memoria che ho redatto su richiesta del mio Confessore e adesso non è il caso di riportarle. Spero, invece, che questo scritto sensibilizzi sulla necessità di avere maggiore coscienza che nel Pane eucaristico c’è il creatore di tutti noi, il creatore del creato, e Gesù, che ci aspetta e ci vuole tutti salvi.

Angela Musolesi
15 agosto 2011

Alcuni fondamenti teologi dell’episodio Il Signore Gesù “è l’immagine del Dio invisibile (Col. 1,15), è l’irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza (Eb 1,3). Ha operato salvezza “con la potenza dello Spirito Santo, condotto dallo Spirito Santo, ricolmo dello Spirito Santo” (crf. Lc 4, 1.14).

“Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché vivano. Lo spirito entrò in essi ed essi ritornarono in vita.. Così dice il Signore: Io vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, ve vi riconduco nel Paese d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese (la Gerusalemme celeste ndr); saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò(Ezechiele 37, 9-14). Commento: Il Signore ha descritto a Ezechiele esattamente quello che accadrà alla nostra morte e io ho vissuto. Morte (fisica, tant’è che per settimane mi toccavo la pelle, stupita di essere viva), spirito di Dio che penetra in noi, luce e coscienza di Dio e vista di Dio) e resurrezione, lo spirito di Dio è entrato in me con potenza, io ho capito/saputo Dio nella sua interezza e sono rivissuta nella Gerusalemme Celeste.

Lo Spirito Santo è capace di penetrare nei nostri sepolcri (fisici, mentali, spirituali) per ridonarci la vita.
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri.. quanto il cielo sovrasta la terra, tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”
Commento: conoscere noi stessi nella luce di Dio è uno dei doni dello Spirito Santo: solo davanti a Dio abbiamo la conoscenza piena, ma chiedendo lo Spirito Santo e applicando le parole di Gesù-Dio, riusciamo ad agire in modo a lui gradito, secondo quanto lo Spirito Santo ci consente di capire.

“Io sono la luce del mondo; chi segue me….. avrà la luce della vita”. (Gv 8,12)
“Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre… “(Gv 1,18)

Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi.
Commento: Il pane eucaristico è il pane della Vita, perché proviene dal datore della vita, vita intesa nel senso fisico, mentale e spirituale.

E se lo Spirito di Dio, che ha resuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Lettera ai Corinzi 8,11)

In Dio vi sono tre Persone e una sola Natura (Concilio di Costantinopoli)

In Gesù c’è tutta la pienezza della divinità. CONFERMO.

Per vedere il Padre, si passa per il Figlio, per colui che ha detto: “Io sono la via, la verità, la vita”. Per Gesù ci si passa comunque. Gesù l’aveva detto.

Ripensando al dono-Eucaristia, al mio sentire attuale e a quello che succede nel mondo, considero che nel mondo non si ha abbastanza coscienza della maestà di Dio. Intendo con questo termine che non si ha coscienza non solamente di come Dio superi di moltissimo il nostro modo di pensare, ma soprattutto di come Egli sia potenza d’amore infinita, e del fatto che Egli sia sempre accanto a noi. Non si pensa sempre o spesso che ogni istante siamo davanti a Dio (1), e di come Dio sia esigente (giustamente), come fa capire Gesù (2), e che per raggiungerlo o essere incamminati davvero, cioè, occorre uno sforzo continuo di conversione (3). Questo è un sillogismo.

Confessio,dice la Chiesa, è il riconoscimento delle nostre colpe, per poi ringraziarlo e testimoniarlo. La prima cosa io l’ho capita totalmente solo davanti a Dio, la seconda l’ho sempre fatta e la sto mettendo ancora di più in pratica con l’evangelizzazione, che poi è il dono che Dio mi ha dato in modo accentuato, come preannunciatomi durante l’Effusione che presi al gruppo Maria del Rinnovamento nello Spirito Santo

O Luce gioiosa della gloria del Padre celeste immortal!
Santo e benedetto Gesù Cristo!
(Inno lucernario del II secolo, veglia dell’Assunta)

Per completezza espositiva di questo scritto, che ho fatto su richiesta del mio Confessore Don Bruno Greggio, devo, in relazione al Dono-Eucarestia, fare presente cosa è accaduto dopo, quando sono tornata a casa.
Avevo promesso a una mia amica magistrato e a un’altra persona di fare sapere loro com’era andato l’incontro e la visita da detto sacerdote. Quindi, quando sono entrata 6 in casa ho fatto alcune cose e ho preso in mano la cornetta del telefono, per formare il numero sulla tastiera. Non ho fatto in tempo a digitare, che sono cominciati una serie di colpi davanti a me sul comodino dove c’era il telefono, alle mie spalle e alla mia sinistra, sulla fiancata del letto a cassettoni, di legno. Dentro di me ho sentito “Non mi hai ancora ringraziato per quello che ti ho fatto”, allora velocemente mi sono inginocchiata e ho eseguito il segno di croce. Immediatamente sono terminati i colpi. Non ho fatto in tempo a spaventarmi, non mi sono spaventata. Mentalmente mi sono chiesta “cosa sta succedendo”, poi quella frase e mi sono inginocchiata. E’ ovvio che poi ho ringraziato Dio. Da allora ho imparato immediatamente e per sempre il ringraziamento, ORA MI VIENE SPONTANEO.

10/3/2020
Quel fuoco spirituale che mi è sceso dentro, proveniente dall’ostia consacrata, si è andato dissolvendo nell’arco di un anno e mezzo quasi due, è vero, ma poi l’ho alimentato chiedendolo quotidianamente con l’invocazione cantata, ed è per questo che ho questa forza spirituale: è la richiesta quotidiana con tutto il mio essere, corpo, mente e anima, che è molto forte e mi procura potenza. Protendo le braccia con le palme delle mani in alto, e canto. Dopo parecchi anni che lo facevo, ho sentito il fuoco sulle palme delle mani, e lo sento tutt’ora. Allora mi tocco la testa, la fronte, con quel calore nel palmo delle mani, qualche volta il resto del corpo.

***********

Dio non condanna, è un’autocondanna: con la nuova coscienza, coscienza di Dio, si comprende e ci si autocondanna, si rimane feriti e male. Poi, se non si rimane sul “Monte santo”, dopo il Giudizio particolare, si viene catapultati (spiritualmente) giù dal Monte Santo, o in Inferno o in Purgatorio. Questa seconda cosa non l’ho provata, ma capita.
Io capivo per luce infusa, per conoscenza infusa, conoscenza acquisita.

Essere al cospetto di Dio, vedere Dio, è come essere in cima a una collina.
Il Creatore dell’Universo dà con il Suo spirito di vita, lo Spirito Santo, che è fuoco spirituale, fuoco di Sapienza e di Amore, la vita a tutto l’Universo.

Io ho avuto una fortissima discesa di Spirito Santo, quando ho avuto questo dono, tanto che ogni giorno avevo una coscienza particolare di essere ogni istante davanti a Dio, e della necessità della sacralità. Per circa un anno e mezzo ho vissuto con un sentire particolare, poi quel sentire si è mano a mano dissolto, diluito, è andato scemando. E io sono tornata al sentire che avevo prima.

22 aprile 2006
Ripensando al dono-Eucaristia, al mio sentire attuale e a quello che succede nel mondo, considero che nel mondo non si ha abbastanza coscienza della maestà di Dio. Intendo con questo termine che non si ha coscienza non solamente di come Dio superi di moltissimo il nostro modo di pensare, ma soprattutto di come Egli sia immenso, potenza infinita, e del fatto che Egli sia sempre accanto a noi. Non si pensa sempre o spesso che ogni istante siamo davanti a Dio (1), e di come Dio sia esigente (giustamente), come fa capire Gesù (2), e che per raggiungerlo o essere incamminati davvero, cioè, occorre uno sforzo continuo di conversione (3). Solamente così si raggiungerà al termine della vita Dio. Questo pensiero è un sillogismo. Due proposizioni portano come conseguenza alla terza. La salvezza della vita avviene con uno sforzo continuo di conversione.

Dopo il dono-Eucaristia io ho avuto per un anno e mezzo, poco più, una coscienza molto più elevata di tutto questo. Avevo avuto la Sapienza infusa, e per un anno e mezzo Essa mi è rimasta presente, poi si è andata attenuando. Si è stemperata. Si è dissolto l’effetto. Ora ho di nuovo il “il mio sentire”, la consapevolezza quotidiana normale, di ogni essere umano. Mi è rimasta però il ricordo di quella consapevolezza. E ogni tanto ci penso. Veramente io vivevo ogni istante con un “sentire” spirituale diverso, avevo molta più, come dire, spiritualità (non per mio merito, ma perché mi è venuta da Dio all’istante, quando per luce infusa mi ha fatto capire tutto dopo che ho provato il terremoto spirituale, negli istanti subito dopo il terremoto spirituale e anche mentre lo vivevo).

Peccato, veramente peccato, che “la maggiore spiritualità” dovuta alla forte discesa dello Spirito Santo si sia stemperata, dissolta nell’arco di un anno e mezzo. Proprio stemperata. Ha perso il vigore piano piano, si è stemperata con il tempo. Non so cosa farei, per riaverla.

*********

Mi è stato detto che ho dato una interpretazione concettuale, mia, a quanto ho visto e sentito. Eh no, ho sentito con il cuore, e capito all’istante che ero al cospetto di Dio-padre-creatore dell’Universo, con il cervello capivo questo. E che vi ero arrivata attraverso il terremoto spirituale che avevo provato e che era cominciato dopo le parole di consacrazione dell’Ostia da parte del sacerdote; il terremoto, in milionesimi di secondo, era presente in me, subito dopo la consacrazione, anche quando l’Ostia era bianca e poi quando c’era, all’improvviso, una luce innaturale sull’Ostia, e quella luce poi si è evoluta diventando sole fosforescente, ed io avevo la certezza di essere di fronte a Dio Padre, uno e trino-creatore dell’universo.

Da questa sommità è cominciato il mio percorso a ritroso della mia vita, mentre il terremoto continuava ed io capivo gli eventi della mia vita in modo diverso, con quella coscienza-consapevolezza che non era la mia.

Non è niente affatto una interpretazione concettuale. Io ho subìto quell’evento e ciò che l’evento mi ha “detto”. E’ un impatto emotivo enorme, enorme davvero, l’impatto con Dio. Nessuno ha idea: davvero non si può vedere Dio e rimanere vivi. E’ troppo grande l’impatto, supera infinitesime volte noi, e l’impatto è proporzionato. Toglie il fiato, non è descrivibile: è davvero un impatto enorme. Enorme perché in quel momento si sente Dio: il creatore dell’Universo, il Padre, Padre per eccellenza, Padre mio e di tutti.